A spasso nella rete alla ricerca di radici lucane

“Olà! seja bem-vindo ao este site”. Marco Tullio Pettinato Pereira ci accoglie con un sorriso dalla home page del sito internet pettinato.info al quale ha deciso di affidare la rivendicazione della sua italianità e la ricerca di notizie sulla sua famiglia.
Di italiano non deve conoscere molte parole, visto che il sito, molto vivace, pieno di foto e di colori, è scritto esclusivamente in portoghese. Ma la colonna musicale è totalmente italiana: brani operistici, arie popolari, musica d’autore, compresa “Mediterraneo”, una delle più belle canzoni di Mango. E le due bandiere incrociate del Brasile e dell’Italia, ben visibili in testa a tutte le sezioni del sito, spiegano più di tante parole lo scopo dell’autore.
La rete consente a Marco Tullio di raccontare al mondo che la sua famiglia, partita più di cento anni fa da un piccolo paese della Basilicata, non si è dispersa nel nuovo mondo, ma conserva memoria storica, tradizioni, identità. E il sito racconta tutto questo: la partenza del nonno Michelangelo da Rivello, il piccolo centro che domina la valle del Noce e di cui sono mostrate foto difficili da trovare anche nelle più raffinate guide turistiche, l’arrivo in Brasile, a Alvinòpolis, stato di Minas Gerais, il primo lavoro come ramaio, il richiamo dei fratelli Francesco e Maria Rosa Concetta, i primi matrimoni, la nascita dei figli, l’intreccio con famiglie brasiliane. Una storia raccontata in maniera minuziosa, con una documentazione ricchissima, nella quale, oltre a foto d’epoca, non mancano tabelle esplicative, alberi genealogici, perfino riproduzioni dei certificati di nascita che attestano l’origine lucana dei fratelli che hanno dato origine a questa famiglia ramificata ormai in varie città del Brasile. “Obrigado por sua visita!”, ci saluta Marco Tullio al termine di questo viaggio virtuale tra i ricordi e le testimonianze di una storia di ordinaria emigrazione.
“Ci siamo anche noi!”. È il messaggio che Marco Tullio sembra affidare a internet, questa piazza virtuale nella quale si può finalmente riannodare il filo di vicende personali e storie collettive che sembrava essersi spezzato per sempre.
E sono in tanti, da ogni parte del mondo, a ripetere questo “ci siamo!”.
Da Hockland, California, Larry Tramutola (tramutola.com) ricorda le proprie origini potentine in un sito che è tra i più visitati negli ambienti della stampa e della politica statunitensi. Larry si occupa di strategie politiche pre e post elettorali, e il suo motto non lascia dubbi sulla loro efficacia: “Abbiamo un metodo per vincere e vi possiamo mostrare come!”. Lavora soprattutto per il partito democratico, ma ha clienti anche fuori dagli States, in particolare in Sud Africa, e vanta un livello di successi del 95 per cento.
Il nonno Michele, racconta Larry, partì da Potenza nel 1915 per Denver, dove trovò lavoro in un negozio di frutta e verdura. Erano i tempi in cui in America era piuttosto scomodo essere italiani, e il cognome, per confondersi meglio nella società multietnica, fu cambiato in “Tramut”. Dopo qualche decennio è il figlio Paolo, padre di Larry, a tornare al vecchio cognome italiano. Cognome che ora è divetato garanzia di successo: “Tramutola, the discipline of winning”.
Da Rosario, Argentina, Juan Carlos Paradiso, medico e docente universitario, mette in rete un antico registro, scovato chissà come e da chi nella chiesa madre di Palazzo San Gervasio. Il suo sito palazzosangervasio.freeservers.com riporta gli atti di nascita nel paese tra il 1825 e il 1831. Juan Carlos cerca notizie sulla famiglia della nonna, Raffaella Abbatemarco, originaria appunto del piccolo centro della Basilicata.
I Saponaro, originari di Armento, di notizie ne hanno avute a sufficienza per realizzare da Philadelphia, Pennsylvania, un sito con tanto di albero genealogico e di foto, a cominciare da quella di nonno Francesco Maria, partito alla volta di New York nel lontano 1897.
Sempre da Philadelphia Cynthia Lauletta Cheney, pronipote di Giuseppe Lauletta, partito da Calvello alla fine dell’ottocento, oltre all’albero genealogico, offre un interessante album di famiglia.
Non riesce ancora a costruire l’albero genealogico della sua famiglia Luciano Martin Cassano, che si affaccia sul web da Concordia, Argentina. Sa che il bisnonno si chiamava Emanuele Cassano, che partì da Avigliano insieme alla moglie Maria Lucia Magarelli intorno al 1890. Erano una coppia prolifica, i bisnonni. I loro sette figli, con le loro nuove famiglie, finirono con il disperdersi per tutto il Paese, da Concordia a Santafè, da Viedna a Buenos Aires, al punto che ora diventa difficile ricostruire l’evoluzione della famiglia. Gradite notizie sulla famiglia e sui sapori perduti. “Send your recipes”, è il curioso appello: mandateci le vostre ricette di autentica cucina lucana; dolce, salato, primi o secondi non fa differenza.
Servono ricette? Corrono in aiuto da Porto Alegre, Brasile, gli ultimi rampolli della famiglia Abarno, originaria di San Fele. Tra i piatti suggeriti il Bacalhau à moda de Potenza, Agnello a cutturiddi, spaghetti di Maratea.
Origini sanfelesi sono vantate anche da Charles Vincent Sabba, emigrante di quarta generazione, padre di tre bambine, poliziotto nel New Jersey. I turni di lavoro, dieci ore a notte per quattro notti alla settimana, gli lasciano molto tempo da dedicare alla sua vera passione: l’arte. Pittore, incisore, scultore, fotografo, dice di ispirarsi al rinascimento. Curiosi i suoi nudi di donne-peperoncino. Che sia anche questo un richiamo alle lontane origini lucane?
Ancora dal Brasile, per la precisione da San Paolo, arriva la orgogliosa rivendicazione di lucanità di Marcelo Tavolaro Dos Santos Oliveira, affermato avvocato, pronipote di Nicola Luigi Tavolaro, partito alla fine dell’ottocento da Tramutola con destinazione San Vincent, stato di San Paolo.
Dalla Germania ci parla di sé, con un sito rigorosamente in tedesco, Pietro Ramaglia (pietroramaglia.com). La sua famiglia è una delle migliaia arrivate in Germania negli anni ‘60 in cerca di lavoro. Viene da Tito, Pietro. “Professional drummer”, come si definisce, è considerato uno dei più brillanti batteristi nel panorama musicale internazionale. Una vita dedicata allo studio della musica, anche a Los Angeles, e oggi una scuola di musica in Germania e un posto nelle più prestigiose formazioni di musica pop.
Da Columbus, Ohio, irrompe nella rete con il suo sorriso accattivante Patrick Donadio, patrickdonadio.com, “keynote speaker, executive coach, seminar leader and facilitator”. Provando una traduzione italiana di espressioni difficilmente in uso dalle nostre parti, potremmo definirlo “oratore principale, addestratore di dirigenti, leader e facilitatore d’incontri e discussioni”. Insomma, un esperto di comunicazione legata al business nelle sue varie manifestazioni, e anche un cacciatore di teste, professione tanto richiesta negli States.
Tra elenchi di importanti clienti, curricula strabilianti, descrizioni dettagliate dei servizi che questo professionista della comunicazione è in grado di offrire, compare, quasi di soppiatto, tra le “resources”, una pezzo della sua italianità: “Taste of Italy”. Sulle note di una versione un po’ sgangherata di “That’s amore”, Patrick ci accompagna in un coloratissimo mondo di ricordi: il paese della lontana Basilicata da cui partì il nonno nel 1892 (Chiaromonte?), la sua foto mentre balla la tarantella con la zia Annunziata di 92 anni, e soprattutto la mamma Filomena, autentica ambasciatrice di un ineguagliabile “italian food”, al punto da meritarsi uno spazio tutto suo con le ricette dei piatti preferiti: la “wedding soup”, zuppa nuziale a base di pollo, carote e spinaci, gli “homemade manicotti”, ravioli con salsa di pomodoro, e la “ricotta cake”, torta di ricotta di cui Patrick si proclama ghiottissimo.
E l’omaggio al paese di origine si conclude con una divertente selezione di proverbi italiani, come il famosissimo “He who always sleeps doesn’t catch any fish”, chi dorme non piglia pesci. E se lo dice il grande comunicatore…

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