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La buona jobba di Johnny Lombardi, da Pisticci a Toronto passando per lo sbarco in Normandia

Amsterdam, maggio 1945. La guerra è finita, i soldati festeggiano la vittoria nelle taverne del porto, lasciandosi cullare dalle tentazioni dell’alcool e da un desiderio di spensieratezza e allegria troppo a lungo represso.
Tocca a un giovane sergente dell’esercito canadese organizzare le serate per le truppe. Il suo nome è Johnny Lombardi. Arriva da Toronto, ci sa fare con la musica e lo spettacolo, nello zaino ha sempre la sua tromba, e in men che non si dica riesce a mettere su un’orchestra fatta di soldati della coalizione e ragazzi olandesi. Si deve soprattutto a lui se il suono del boogie-woogie si sostituisce a quello dei cannoni.
Forse per questo suo importante compito Johnny è l’ultimo sottufficiale canadese a lasciare la vecchia Europa. Quando torna a casa, a quasi trent’anni, si rende conto di dover ricominciare tutto daccapo. Ma non è impresa che possa spaventarlo: in qualche modo fa parte del suo destino di emigrante, sempre pronto a rimettersi in gioco.
Il vero, primo nome di Johnny è Giovanni, e il suo cognome è Barbalinardo. Si chiama come il nonno, morto giovanissimo e di cui ha solo sentito parlare dai genitori nelle lunghe serate dei rigidi inverni canadesi. Giovanni era di un paese assai lontano, Pisticci, in Basilicata, e alla sua morte lasciò tre figli maschi destinati a una vita di pastori o braccianti poveri, o all’avventura dell’emigrazione.
Antonio, Domenico e Leonardo Barbalinardo non ebbero dubbi a scegliere la seconda strada, e partirono per New York, assoldati da un “caporale” che cercava braccia giovani per la costruzione del grande tunnel che attraversa il fiume Hudson. Il più piccolo, Leonardo, aveva appena 12 anni, e, come tanti suoi coetanei, veniva impiegato sul cantiere per portare da bere agli operai. Finito il tunnel a New York, i tre fratelli trovarono lavoro a Toronto. Ma in Canada le cose non andavano bene. E i tre rientrarono a Pisticci non appena i risparmi messi da parte glielo consentirono.
Solo Antonio, però, riuscì a fermarsi definitivamente. Domenico e Leonardo, che nel frattempo era diventato grande e aveva preso moglie al paese, ripresero la via dell’oceano. Leonardo scelse di tornare a Toronto, dove si era nel frattempo insediata una cospicua comunità di pisticcesi. E a Toronto, nel 1916, nacque il piccolo Giovanni.
Giovanni, racconta Franco Conte, il giornalista che ha pubblicato un intero volume sulla emigrazione lucana a Toronto, si trovò molto presto sul palcoscenico. La scena: le strade della capitale dell’Ontario nei primi anni ‘20; personaggi: i genitori, un gruppo di amici che tiravano un carretto su cui erano ammucchiati i pochi mobili della famiglia e, in cima, il piccolo Giovanni; il pubblico: un pugno di ragazzini che accompagnavano il gruppo fino alla nuova destinazione, canzonando il loro amichetto: “Johnny, ti hanno cacciato un’altra volta!”. Una rappresentazione che, secondo il racconto dei protagonisti, fu replicata una quindicina di volte.
Il piccolo Giovanni bruciava dentro, e da allora decise che avrebbe comprato tante case da non consentire più a nessuno di prenderlo in giro. E quando a sedici anni, come tanti figli di emigranti, fu costretto a lasciare la scuola per imparare un mestiere, capì in fretta che il suo futuro era proprio nello spettacolo. Presto formò la sua prima orchestra: otto elementi, quasi tutti figli di emigranti. Nello stile musicale, e anche un po’ negli atteggiamenti sulla scena, aveva come modello un famoso direttore d’orchestra italo americano, Guy Lombardo. E fu così che, un po’ per gioco, un po’ perché il suo vero cognome era francamente una specie di scioglilingua impronunciabile per una comunità anglofona, Giovanni prese a farsi chiamare Johnny Lombardi.
Ma la musica di Johnny era destinata a essere sovrastata dai rumori di guerra che arrivavano dalla vecchia Europa. Per i figli di italiani la prospettiva di essere mandati a combattere contro il paese da cui venivano i loro genitori era particolarmente inquietante. Oltretutto anche i loro commilitoni li guardavano con sospetto.
Johnny chiese di arruolarsi senza attendere la chiamata che avrebbe comportato quasi certamente l’invio immediato al fronte. Si presentò con la sua tromba e lo misero subito a suonare nella banda militare. Ma c’era poco da divertirsi, e, per evitare di essere spedito in Italia, chiese di andare in Inghilterra. Nel ’44 partecipò con le truppe alleate allo sbarco in Normandia, e dalla Francia poi passò in Belgio, in Germania, in Olanda. Il giovane sergente amante della musica si guadagnò sul campo un bel mucchietto di decorazioni. Canadesi e Europei si sarebbero ricordati di lui anche cinquant’anni dopo, nel 1994, quando fu chiamato a partecipare come ospite d’onore alle numerose celebrazioni che, da una parte all’altra dell’oceano, ricordarono lo sbarco in Normandia e la liberazione dell’Europa.
Dunque, finita la guerra, il sergente Lombardi tornò a casa con un piccolo gruzzolo che provò a investire in un piccolo negozio di alimentari in quella che era la Little Italy di Toronto. Ma la città era cambiata, le frontiere non erano state ancora riaperte e gli italiani durante la guerra si erano un po’ dispersi nei vari quartieri, cercando quasi di nascondersi. Gli affari non andavano bene e Johnny cominciò a guardarsi intorno.
Non lontano vi era una stazione radio, la Chum. Gli sembrò subito uno strumento formidabile per pubblicizzare il suo negozio. Acquistò un’ora di trasmissione la domenica, sponsorizzata con i “commercials” dei suoi prodotti. Un programma rivolto agli italiani, ma condotto in inglese, perché era in vigore ancora la legge di guerra, che impediva di usare in pubblico le lingue che non fossero inglese o francese. Non era vietata, però, la trasmissione della musica italiana, e in breve l’appuntamento domenicale alla Chum con arie d’opera e canzoni napoletane divenne un successo anche presso il pubblico di lingua inglese.
Il programma serviva a Lombardi anche per lanciare iniziative, pubblicizzare concerti e spettacoli, promuovere eventi straordinari come, molti italiani lo ricordano ancora, l’arrivo a Radio Chum di Luciano Tajoli nel 1955. Il cantante italiano fu accolto da una grande folla, che l’accompagnò in corteo per le strade cittadine dall’albergo fino in municipio, dove fu ricevuto con tutti gli onori dal sindaco. La musica insomma si rivelava un potente fattore di dialogo tra le varie comunità di questa città che diventava ogni giorno di più multiculturale.
Grazie anche all’azione di Lombardi fu abrogata la norma che vietava l’uso delle lingue straniere. L’appuntamento domenicale divenne il “Johnny Lombardi Show”, destinato per decenni a tener compagnia, prima in radio e poi anche in Tv, con il titolo “Festival Italiano”, alla comunità italiana del Canada. E i tempi erano ormai maturi per la nascita di una stazione radio tutta sua.
Il 6 giugno del 1966 cominciò le trasmissioni la Chin, destinata in breve a diventare una delle più grandi e ascoltate stazioni radio di tutto il nord America. Oggi ha centinaia di dipendenti, trasmette programmi in 33 lingue in AM e FM, e si è ritagliata uno spazio anche in Tv su uno dei più importanti canali via cavo canadesi.
La sede della Chin, un grande palazzo di cinque piani, è al numero 622 di College Street, nel cuore di quella che era una volta la Little Italy di Toronto. Già nell’ampio ingresso tutto parla di Johnny Lombardi, della sua storia, del suo sogno largamente realizzato. Allineate in bell’ordine, nell’atrio, nei corridoi, davanti agli studi, centinaia di fotografie che lo ritraggono, ora giovanissimo, ora con i folti capelli candidi, sempre con il suo largo sorriso e gli occhiali spessi da miope, in compagnia di esponenti della politica, della cultura, dello spettacolo, di uomini importanti e di belle donne, abbracciato a famosi cantanti italiani e americani o alle “miss bikini”, le reginette di bellezza di una delle sue manifestazioni più seguite. Johnny Lombardi ti accoglie in tutte le multiformi interpretazioni di una vita vissuta intensamente: ancora ragazzo in pantaloncini corti, con il cappello da baseball, in uniforme da sergente dell’esercito, fasciato dallo smoking per una serata di gala, davanti a un microfono o mentre suona il pianoforte o dirige un’orchestra, alla scrivania da grande manager, a braccetto con Gianni Morandi, al festival di Sanremo, mentre bacia la mano a Gina Lollobrigida o abbraccia Marcello Mastroianni.
In cima alle ampie vetrate dell’ingresso, due cartelli che riportano a grandi caratteri le esortazioni che quest’uomo di enorme carisma era solito rivolgere ad amici e collaboratori: “Fa’ na buona jobba” e “Vogliamoci bene assai assai assai”.
Radio Chin trasmette programmi in italiano dalle 7,30 del mattino alle 7 di sera. Fino alle 12 in onda media, poi in modulazione di frequenza. I programmi in onda media sono seguiti in quasi tutto il nord America. È un’emittente popolare, la Chin. Nelle sue trasmissioni c’è tanta musica, tantissimo sport, con largo spazio ovviamente al calcio italiano, ma non mancano le rubriche di servizio, dalla medicina agli affari legali, ai problemi sociali.
Quando Johnny Lombardi, a ottantasei anni, conclude la sua “buona jobba” terrena, nel marzo del 2002, il primo ministro canadese Jean Chrétienne, lo ricorda così: “era una persona piacevolissima e assolutamente indimenticabile, che è riuscita a rappresentare la ricca diversità culturale di questo paese. Figlio di immigranti in una regione di immigranti, ha dedicato la sua vita a mettere tutte le comunità culturali nella condizione di esprimere al tempo stesso l’orgoglio per le proprie origini e l’amore per il Canada”. Un anno dopo, il sindaco di Toronto, David Miller, con l’assenso unanime del consiglio comunale, ha proclamato il 4 dicembre, data di nascita dell’illustre concittadino, “Johnny Lombardi day”.